I tempi cambiano, e con essi anche le sfide che i territori devono affrontare. Se un tempo i piccoli borghi rappresentavano il cuore pulsante della vita rurale, oggi la realtà è ben diversa: spopolamento, carenza di servizi e difficoltà economiche mettono a dura prova la loro sopravvivenza. Ma fino a che punto ha senso mantenere in piedi comuni con meno di 3.000 abitanti? Le analisi dimostrano che un comune per essere economicamente e amministrativamente sostenibile dovrebbe contare almeno 3.000-5.000 abitanti. Sotto questa soglia, la capacità di offrire servizi essenziali e garantire il benessere della comunità si riduce drasticamente.
- Bilanci in rosso e tasse alle stelle
Nei piccoli comuni, le entrate fiscali derivanti da IMU, TARI e addizionali IRPEF sono insufficienti a coprire i costi dei servizi pubblici. Questo porta a due conseguenze: o si tagliano servizi essenziali, oppure si aumentano le tasse locali, gravando sui pochi residenti rimasti. - Servizi pubblici al collasso
La scarsità di risorse si traduce in:- Mancanza di scuole: le classi si svuotano, gli edifici scolastici chiudono e i bambini devono percorrere chilometri per studiare.
- Sanità precaria: gli ambulatori faticano a restare aperti, i medici di base coprono territori sempre più vasti e i pronto soccorso distano decine di chilometri.
- Trasporti inesistenti: i collegamenti pubblici diventano rari o del tutto assenti, isolando la popolazione più anziana.
- Uffici comunali in difficoltà: la riduzione del personale comporta disagi e servizi inefficienti

Il confronto con l’Europa
In molti Paesi europei si è già intervenuti per evitare il collasso dei piccoli centri:
- In Francia, i comuni con meno di 1.500 abitanti vengono incentivati a unirsi per accedere ai finanziamenti statali.
- In Germania, dagli anni ‘70 è stata avviata una fusione sistematica dei comuni sotto i 5.000 abitanti.
- In Italia, le fusioni sono sempre più frequenti, con incentivi per chi sceglie di unire le forze e razionalizzare le spese.
La soluzione: unire le forze per un futuro sostenibile
Mantenere in vita borghi sempre più piccoli, senza risorse e senza prospettive, significa condannarli a un lento declino. L’alternativa? Fusioni tra comuni per creare realtà più forti, capaci di:
- Attrarre investimenti e turismo, rilanciando l’economia locale.
- Offrire servizi pubblici più efficienti e sostenibili.
- Ridurre la pressione fiscale grazie a una migliore gestione delle risorse.
La nostalgia per il passato non può essere l’unico motivo per mantenere in piedi enti che non riescono più a garantire il benessere dei cittadini. Il cambiamento è inevitabile: meglio governarlo con scelte lungimiranti, piuttosto che subirlo fino alla scomparsa definitiva.(La redazione)